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Sicurezza

WAF: Come un Web Application Firewall Protegge il Tuo Sito

Gianluca Gentile
Gianluca Gentile
· 5 min di lettura

WAF: lo scudo invisibile che protegge il tuo sito dagli attacchi

Ogni giorno, milioni di siti web subiscono tentativi di attacco automatizzati. Bot malevoli scansionano continuamente Internet alla ricerca di vulnerabilità da sfruttare: form non protetti, plugin obsoleti, configurazioni errate. Non importa quanto sia piccolo il tuo sito o quanto sia di nicchia il tuo settore: se è online, è un bersaglio. Il WAF (Web Application Firewall) è la prima linea di difesa contro queste minacce, un filtro intelligente che analizza ogni richiesta in arrivo e blocca quelle pericolose prima che raggiungano il tuo sito.

Cos’è un WAF e come si distingue da un firewall tradizionale

Un firewall tradizionale opera a livello di rete: controlla gli indirizzi IP, le porte e i protocolli di comunicazione. È come il portiere di un palazzo che verifica chi entra dal portone. Un WAF opera invece a livello applicativo (Layer 7 del modello OSI): analizza il contenuto delle richieste HTTP/HTTPS, cioè cosa l’utente (o il bot) sta effettivamente chiedendo al tuo sito web.

Il WAF è in grado di distinguere tra una richiesta legittima — un utente che compila un modulo di contatto — e una richiesta malevola — un attaccante che inserisce codice SQL nel campo email tentando di accedere al database. Questa capacità di analisi profonda lo rende uno strumento indispensabile per la sicurezza dei siti web moderni.

Le minacce che un WAF blocca

Un WAF ben configurato protegge il tuo sito dai principali tipi di attacco web, catalogati dalla OWASP Top 10:

SQL Injection

L’attaccante inserisce comandi SQL nei campi di input del sito (form di login, barre di ricerca, URL) per manipolare il database. Può estrarre dati sensibili, modificare contenuti, eliminare tabelle o ottenere accesso amministrativo. Il WAF riconosce i pattern tipici di SQL injection e blocca la richiesta prima che raggiunga il database.

Cross-Site Scripting (XSS)

L’attaccante inietta codice JavaScript malevolo nelle pagine del tuo sito, che viene poi eseguito nel browser degli altri visitatori. Questo può portare al furto di cookie di sessione, reindirizzamento verso siti fraudolenti o visualizzazione di contenuti falsi. Il WAF filtra i tag HTML e JavaScript sospetti nelle richieste in entrata.

Attacchi DDoS a livello applicativo

A differenza degli attacchi DDoS volumetrici (che saturano la banda), gli attacchi DDoS di livello 7 inviano richieste HTTP apparentemente legittime ma in volumi enormi, sovraccaricando il server web. Il WAF identifica questi pattern anomali e applica rate limiting, challenge CAPTCHA o blocchi IP.

File inclusion e path traversal

L’attaccante tenta di accedere a file di sistema o includere file esterni nel sito, sfruttando vulnerabilità nei parametri URL. Il WAF blocca le richieste che contengono sequenze sospette come ../ o riferimenti a file di configurazione sensibili.

Per approfondire come riconoscere i segnali di un attacco in corso, consulta la nostra guida su come riconoscere un attacco hacker.

Tipologie di WAF: cloud, on-premise e integrato

Non tutti i WAF sono uguali. Esistono tre categorie principali, ciascuna con vantaggi e limiti:

WAF cloud-based

Sono i più diffusi e facili da implementare. Il traffico del tuo sito viene instradato attraverso i server del provider WAF prima di raggiungere il tuo hosting. Il provider gestisce le regole, gli aggiornamenti e l’infrastruttura. Soluzioni come Cloudflare, Sucuri e AWS WAF rientrano in questa categoria. Ideali per PMI che non hanno un team di sicurezza interno.

WAF on-premise

Installati direttamente sul server che ospita il sito, offrono il massimo controllo ma richiedono competenze tecniche elevate per la configurazione e la manutenzione. ModSecurity è il più noto WAF open source, disponibile come modulo per Apache e Nginx. Adatto ad aziende con infrastruttura propria e personale IT dedicato.

WAF integrato nell’hosting o nel CMS

Alcuni hosting e plugin offrono funzionalità WAF integrate. Per WordPress, plugin come Wordfence e Sucuri Security includono un firewall applicativo che protegge il sito dalle minacce più comuni. La protezione complessiva del tuo sito WordPress richiede un approccio multilivello, come descritto nella nostra guida alla sicurezza WordPress.

Come configurare un WAF: best practice

Un WAF mal configurato può essere peggio di nessun WAF: può bloccare utenti legittimi, rallentare il sito o creare un falso senso di sicurezza. Ecco le best practice per una configurazione efficace:

  1. Inizia in modalità di monitoraggio: prima di attivare il blocco, osserva il traffico per almeno una settimana. Questo ti permette di identificare i falsi positivi — richieste legittime erroneamente classificate come malevole.
  2. Personalizza le regole: le regole predefinite sono un buon punto di partenza, ma ogni sito ha esigenze specifiche. Se il tuo sito utilizza form complessi o API, potresti dover creare eccezioni per evitare blocchi indesiderati.
  3. Aggiorna le firme regolarmente: le nuove vulnerabilità vengono scoperte quotidianamente. Un WAF con regole obsolete lascia il sito esposto alle minacce più recenti.
  4. Implementa il rate limiting: limita il numero di richieste che un singolo IP può effettuare in un intervallo di tempo. Questo blocca sia i bot che i tentativi di brute force.
  5. Monitora i log: i log del WAF sono una miniera di informazioni sulla sicurezza del tuo sito. Analizzali regolarmente per identificare pattern di attacco ricorrenti e adattare le difese.

WAF e performance: trovare l’equilibrio

Un WAF aggiunge inevitabilmente un livello di elaborazione a ogni richiesta, ma l’impatto sulle prestazioni con le soluzioni moderne è minimo. I WAF cloud-based come Cloudflare funzionano anche come CDN, quindi spesso il sito risulta più veloce con il WAF attivato che senza, grazie al caching distribuito. I WAF on-premise, se mal configurati o con regole troppo complesse, possono invece introdurre latenza significativa.

La chiave è non abilitare indiscriminatamente tutte le regole disponibili, ma selezionare quelle pertinenti al tuo stack tecnologico. Se il tuo sito non usa PHP, le regole specifiche per PHP sono inutili e aggiungono solo overhead.

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