Sicurezza Cloud nel 2025: Una Priorità Non Negoziabile
Con la migrazione massiccia verso il cloud degli ultimi anni, la sicurezza dei dati aziendali in ambienti cloud è diventata la preoccupazione principale dei responsabili IT e dei titolari d’azienda. Nel 2025, oltre il 60% delle PMI italiane utilizza almeno un servizio cloud per operazioni critiche, dalla posta elettronica alla gestione documentale, dal CRM all’e-commerce. Proteggere questi dati richiede un approccio strutturato che va ben oltre le misure di sicurezza tradizionali.
La responsabilità della sicurezza nel cloud è condivisa tra il provider e il cliente (shared responsibility model), e comprendere dove finisce il primo e dove inizia il secondo è il primo passo verso una strategia di protezione efficace.
CSPM: Cloud Security Posture Management
Il Cloud Security Posture Management (CSPM) è un insieme di strumenti e processi che monitorano continuamente la configurazione dell’infrastruttura cloud per identificare e correggere errori di configurazione che potrebbero esporre i dati a rischi.
Le misconfigurazioni cloud sono la causa numero uno delle violazioni di dati nel cloud, e includono:
- Storage buckets pubblici: risorse di archiviazione (S3, Blob Storage) accessibili pubblicamente senza autenticazione, che espongono dati sensibili.
- Porte e servizi esposti: servizi interni accessibili da internet senza adeguate restrizioni di rete.
- Permessi eccessivi: utenti e servizi con privilegi superiori al necessario, in violazione del principio di least privilege.
- Logging disabilitato: mancanza di registrazione delle attività, che rende impossibile rilevare e investigare incidenti.
- Encryption mancante: dati memorizzati o trasmessi senza crittografia adeguata.
Le soluzioni CSPM, integrate nei principali provider cloud o offerte da terze parti come Prisma Cloud e Orca Security, scansionano continuamente l’ambiente e segnalano le deviazioni dalle best practice di sicurezza.
CASB: Il Guardiano del Cloud
Il Cloud Access Security Broker (CASB) è un punto di controllo tra gli utenti dell’azienda e i servizi cloud, che monitora e regola l’accesso ai dati in cloud garantendo il rispetto delle policy aziendali di sicurezza. È particolarmente importante per le aziende che utilizzano molteplici servizi cloud e devono mantenere una visibilità unificata su tutti gli ambienti.
Le funzionalità chiave di un CASB includono:
- Visibilità: scoperta di tutti i servizi cloud utilizzati dall’azienda, incluso lo shadow IT (servizi adottati dai dipendenti senza approvazione dell’IT).
- Controllo degli accessi: policy granulari su chi può accedere a quali dati, da quali dispositivi e in quali circostanze.
- Data Loss Prevention (DLP): prevenzione della fuoriuscita di dati sensibili attraverso il monitoraggio e il blocco di azioni a rischio.
- Threat protection: rilevamento di comportamenti anomali, malware nel cloud e tentativi di accesso non autorizzato.
Zero Trust nel Cloud: Non Fidarsi Mai, Verificare Sempre
Il modello Zero Trust applicato al cloud rappresenta l’approccio di sicurezza più efficace nel 2025. Il principio è semplice: nessun utente, dispositivo o servizio è considerato affidabile per default, anche se si trova all’interno della rete aziendale. Ogni accesso deve essere verificato, autorizzato e monitorato.
L’implementazione del Zero Trust nel cloud prevede l’autenticazione forte (MFA) per ogni accesso ai servizi cloud, la micro-segmentazione della rete per limitare il movimento laterale in caso di compromissione, la verifica continua del dispositivo e del contesto dell’accesso, politiche di accesso basate sul rischio che si adattano dinamicamente e il monitoraggio continuo del comportamento degli utenti e dei servizi.
Encryption at Rest e in Transit
La crittografia dei dati è un pilastro della sicurezza cloud che deve essere implementato a tutti i livelli. I dati devono essere protetti sia quando sono memorizzati (at rest) che quando vengono trasmessi (in transit).
Le best practice per la crittografia nel cloud comprendono:
- Encryption at rest: tutti i dati memorizzati nel cloud devono essere crittografati con algoritmi robusti (AES-256). Utilizzare chiavi gestite dal cliente (BYOK/HYOK) per i dati più sensibili.
- Encryption in transit: tutte le comunicazioni devono avvenire su canali crittografati (TLS 1.3), sia tra utente e cloud che tra servizi cloud diversi.
- Key management: gestire le chiavi di crittografia con servizi dedicati (AWS KMS, Azure Key Vault, Google Cloud KMS), con rotazione automatica e accesso controllato.
- Client-side encryption: per i dati più critici, crittografare i dati prima di inviarli al cloud, garantendo che neppure il provider possa leggerli.
La gestione delle chiavi crittografiche è strettamente legata alla gestione delle credenziali di accesso sicure: un sistema di crittografia robusto diventa inutile se le chiavi sono protette da password deboli.
Compliance e Normative: GDPR, NIS2 e Oltre
La compliance normativa nel cloud è un tema complesso che le PMI non possono ignorare. Nel 2025, il framework normativo europeo per la sicurezza informatica si è arricchito con la direttiva NIS2, che estende gli obblighi di sicurezza a un numero molto più ampio di settori e aziende.
Le principali normative da considerare per la sicurezza cloud includono il GDPR per la protezione dei dati personali con requisiti specifici sulla localizzazione dei dati e il diritto alla cancellazione, la NIS2 con obblighi di sicurezza per aziende in settori essenziali e importanti, il DORA per il settore finanziario con requisiti stringenti sulla resilienza operativa digitale e le certificazioni di settore come ISO 27001, SOC 2 e CSA STAR che dimostrano la conformità a standard internazionali.
La sicurezza cloud è un percorso continuo che richiede aggiornamento costante, monitoraggio attivo e un approccio proattivo alla gestione del rischio.
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