Email Deliverability: Il Problema Invisibile che Costa Caro
Puoi scrivere la newsletter più convincente del mondo, ma se finisce nella cartella spam dei tuoi destinatari, è come se non esistesse. La deliverability è la capacità delle tue email di raggiungere effettivamente la casella di posta principale dei destinatari, e rappresenta un aspetto spesso sottovalutato dell’email marketing.
Secondo i dati di settore, circa il 20% delle email commerciali legittime non raggiunge mai la inbox. Per un’azienda che investe tempo e risorse nella creazione di newsletter efficaci, perdere un quinto dei destinatari a causa di problemi tecnici è un costo nascosto ma significativo.
SPF, DKIM e DMARC: Le Fondamenta dell’Autenticazione Email
L’autenticazione email è il primo requisito per una deliverability solida. Tre protocolli lavorano insieme per dimostrare ai server riceventi che le tue email sono legittime e non contraffatte.
SPF (Sender Policy Framework)
Il record SPF è un record DNS che elenca i server autorizzati a inviare email per conto del tuo dominio. Quando un server ricevente riceve un’email dal tuo dominio, controlla il record SPF per verificare che il server mittente sia nell’elenco degli autorizzati. Se non lo è, l’email viene segnalata come sospetta.
Un record SPF corretto deve includere tutti i servizi che inviano email per il tuo dominio:
- Il tuo server di hosting (per le email transazionali del sito)
- Il servizio di email marketing (MailChimp, Sendinblue, ActiveCampaign)
- Il provider di posta aziendale (Google Workspace, Microsoft 365)
- Eventuali altri servizi che inviano email per tuo conto (CRM, helpdesk)
DKIM (DomainKeys Identified Mail)
Il DKIM aggiunge una firma crittografica a ogni email inviata. Il server ricevente utilizza la chiave pubblica pubblicata nei record DNS del tuo dominio per verificare che l’email non sia stata alterata durante il transito. A differenza dell’SPF che verifica solo il server mittente, il DKIM garantisce l’integrità del contenuto del messaggio.
DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting and Conformance)
Il DMARC unisce SPF e DKIM in una policy coerente e aggiunge un meccanismo di reporting. Attraverso il record DMARC puoi specificare cosa fare con le email che falliscono l’autenticazione (nessuna azione, quarantena o rifiuto) e ricevere report periodici sui tentativi di invio dal tuo dominio.
L’implementazione consigliata è graduale:
- Iniziare con policy p=none (solo monitoraggio) per raccogliere dati senza rischiare di bloccare email legittime
- Analizzare i report per identificare fonti di invio non autorizzate e configurare correttamente SPF e DKIM
- Passare a p=quarantine per spostare in spam le email non autenticate
- Infine, adottare p=reject per bloccare completamente le email fraudolente
Reputazione del Mittente: Il Tuo Punteggio Nascosto
Ogni dominio e indirizzo IP che invia email ha una reputazione presso i principali provider di posta (Gmail, Outlook, Yahoo). Questa reputazione, calcolata automaticamente, influenza direttamente il destino delle tue email: inbox, spam o rifiuto.
I fattori che influenzano la reputazione includono:
- Tasso di spam complaint: la percentuale di destinatari che segnalano le tue email come spam. Deve restare sotto lo 0,1%
- Bounce rate: la percentuale di email che tornano indietro per indirizzi inesistenti. Un bounce rate alto segnala una lista non pulita
- Engagement: aperture, clic e risposte positive migliorano la reputazione. Email ignorate sistematicamente la peggiorano
- Volume e costanza: picchi improvvisi nel volume di invio sono un segnale di allarme per i filtri antispam
- Spam trap: indirizzi email gestiti dai provider di posta per identificare i mittenti che utilizzano liste acquisite illegittimamente
Strumenti come Google Postmaster Tools, Sender Score e MXToolbox permettono di monitorare la propria reputazione e identificare eventuali problemi prima che impattino sulla deliverability.
Spam Trigger: Cosa Evitare nel Contenuto delle Email
Anche con autenticazione perfetta e buona reputazione, il contenuto dell’email può attivare i filtri antispam. Ecco gli errori più comuni da evitare:
- Uso eccessivo di maiuscole: “OFFERTA IMPERDIBILE” è un classico trigger
- Punteggiatura esagerata: punti esclamativi multipli (!!!) e punti interrogativi in eccesso
- Parole trigger: “gratis”, “guadagna subito”, “offerta limitata”, “clicca qui” in quantità eccessive
- Rapporto immagini/testo sbilanciato: email composte principalmente da immagini con poco testo sono sospette
- Link abbreviati: bit.ly e simili sono spesso associati a phishing e vengono penalizzati
- Assenza del link di disiscrizione: oltre a essere obbligatorio per il GDPR, la sua assenza è un segnale negativo per i filtri
Il Testo in Chiaro: Un Dettaglio che Conta
Ogni email HTML dovrebbe includere anche una versione in testo semplice. I filtri antispam considerano sospette le email che contengono solo HTML senza alternativa testuale. La maggior parte delle piattaforme di email marketing genera automaticamente la versione text, ma è buona pratica verificare che sia coerente e leggibile.
Igiene della Lista: La Pratica Più Importante
Una lista email pulita è il prerequisito fondamentale per una buona deliverability. Mantenere nella lista indirizzi non più validi, utenti inattivi da mesi e contatti che non hanno mai dato consenso esplicito deteriora la reputazione e aumenta i costi.
Le best practice per l’igiene della lista includono:
- Double opt-in: richiedere la conferma dell’iscrizione via email per assicurarsi che l’indirizzo sia valido e il consenso sia reale
- Pulizia periodica: rimuovere regolarmente gli indirizzi che generano hard bounce
- Re-engagement: inviare campagne mirate agli utenti inattivi da più di 6 mesi. Se non rispondono, rimuoverli dalla lista
- Segmentazione: inviare contenuti rilevanti a segmenti specifici della lista, piuttosto che la stessa email a tutti
- Verifica degli indirizzi: utilizzare servizi di validazione email prima di importare nuove liste
Monitorare e Migliorare la Deliverability nel Tempo
La deliverability non è un obiettivo che si raggiunge una volta per tutte: è un parametro da monitorare e ottimizzare continuamente. Le metriche chiave da tenere sotto controllo sono il tasso di consegna (dovrebbe essere superiore al 98%), il tasso di apertura (un calo improvviso può indicare problemi di deliverability), il tasso di spam complaint e il posizionamento (inbox vs spam) verificabile con strumenti come GlockApps o Mail Tester.
Investire nella deliverability significa proteggere il canale di comunicazione più efficace e con il miglior ritorno sull’investimento nel marketing digitale. Se hai bisogno di supporto per configurare l’autenticazione email o migliorare la deliverability delle tue campagne, contatta il team di G Tech Group a su*****@********up.it oppure su WhatsApp al numero 0465 84 62 45.