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Intelligenza Artificiale

Intelligenza artificiale sui siti web: obblighi e buone pratiche per chi gestisce un sito

Gianluca Gentile
Gianluca Gentile
· 9 min di lettura

Guida in 3 parti. Questo è il secondo articolo di una serie. Il primo spiega cosa dicono l’AI Act e la legge italiana; il terzo è dedicato agli e-commerce WooCommerce.

L’uso dell’intelligenza artificiale sui siti web è sempre più diffuso: un chatbot che risponde ai visitatori, testi scritti con ChatGPT o Claude, immagini generate, traduzioni automatiche, moduli intelligenti. La buona notizia è che usare l’AI sul proprio sito è generalmente possibile. Quello che serve è farlo con criterio: dire chiaramente quando l’utente parla con un’AI, controllare i contenuti prima di pubblicarli, non pubblicare informazioni false e proteggere i dati delle persone.

In questo articolo vediamo, in modo pratico e senza tecnicismi inutili, cosa deve tenere presente chi gestisce un sito web — soprattutto in WordPress — quando introduce strumenti di intelligenza artificiale. Non tratteremo qui le funzioni tipiche del commercio online (prezzi, antifrode, recensioni, ordini): a quelle è dedicato l’articolo sugli e-commerce. Le informazioni sono verificate su fonti ufficiali aggiornate al 6 agosto 2026.

In questo articolo

Il principio di fondo: trasparenza e verifica

Gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689) sono applicabili dal 2 agosto 2026. In estrema sintesi, ruotano attorno a due idee semplici: le persone devono sapere quando stanno interagendo con un’AI o quando un contenuto è artificiale, e chi pubblica resta responsabile di ciò che mette online. Da qui discende quasi tutto il resto. Chi vuole approfondire il quadro normativo può leggere il primo articolo della serie.

Per orientarsi, la Commissione europea ha pubblicato documenti ufficiali: le Linee guida sull’articolo 50 (20 luglio 2026) e un Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA.

Il chatbot sul sito

Il chatbot è la funzione AI più diffusa sui siti. La regola principale è chiara: l’utente deve sapere che sta parlando con un sistema di intelligenza artificiale e non con una persona, a meno che non sia già evidente. L’informazione va data all’inizio della conversazione, in modo semplice.

Oltre alla trasparenza, contano alcune buone pratiche: offrire la possibilità di parlare con un operatore umano, chiarire i limiti delle risposte e gestire gli errori. E poi ci sono i dati: cosa succede ai messaggi scritti in chat, per quanto vengono conservati, se sono trasferiti a fornitori esterni, se le conversazioni servono ad addestrare i modelli e chi vi può accedere. Tutto questo va spiegato nella privacy policy. Una dicitura pronta, da adattare:

Stai interagendo con un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale. Le risposte potrebbero contenere inesattezze. Per richieste specifiche puoi in qualsiasi momento contattare un operatore.

Testi e pagine generati con AI

Puoi usare l’AI per scrivere pagine, descrizioni di servizi e testi del sito. Non esiste un obbligo generale di scrivere “generato con AI” sotto ogni testo. L’obbligo dell’articolo 50 sui testi riguarda un ambito preciso: i contenuti generati con AI e pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. Anche in quei casi, l’obbligo non si applica se il contenuto è stato sottoposto a revisione umana o controllo editoriale e una persona si assume la responsabilità della pubblicazione.

Il punto cruciale è un altro: che tu debba dichiararlo o no, sei responsabile della correttezza di ciò che pubblichi. L’AI può inventare dati plausibili ma falsi (le cosiddette “allucinazioni”). Prima di pubblicare, una persona deve leggere davvero il testo e verificare nomi, numeri, riferimenti, date e affermazioni tecniche. La pubblicazione automatica, senza controllo, è la modalità più rischiosa.

Il blog: attenzione ai temi di interesse pubblico

Il blog merita un occhio di riguardo, perché è qui che l’articolo 50 può entrare in gioco. Un articolo promozionale sui tuoi servizi non è, di norma, una “questione di interesse pubblico”. Un articolo che tratta salute, sicurezza, diritti, economia o ambiente può invece rientrarci. La soluzione pratica è semplice: se pubblichi contenuti informativi su questi temi con l’aiuto dell’AI, falli revisionare da una persona che se ne assume la responsabilità — così si applica l’eccezione — oppure dichiara che sono stati generati con l’AI. Una politica editoriale pubblicata sul sito aiuta a rendere trasparente questa scelta.

Alcuni contenuti di questo sito possono essere realizzati con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e sono comunque sottoposti alla revisione di una persona, che ne verifica la correttezza e si assume la responsabilità della pubblicazione.

Immagini generate o modificate con AI

Non tutte le immagini ritoccate con l’AI richiedono un’etichetta. Occorre distinguere:

Il principio generale è che l’immagine non deve ingannare chi la guarda. Per contenuti che rientrano davvero negli obblighi sui contenuti sintetici, la dichiarazione deve essere esplicita: “Contenuto generato o modificato artificialmente tramite intelligenza artificiale.”

Moduli di contatto e dati inviati ai servizi AI

Molti strumenti AI si collegano al sito tramite servizi esterni (le cosiddette API). Il tema riguarda i dati personali che finiscono in questi servizi. Evita di inviare in modo indiscriminato agli strumenti AI: nomi, email, numeri di telefono, messaggi ricevuti dai moduli di contatto, credenziali e chiavi API. Prima di adottare un servizio, verifica: chi è il fornitore e con quale ruolo privacy, se esiste un accordo sul trattamento dei dati, dove sono conservati i dati, se ci sono trasferimenti fuori dall’Unione europea, per quanto tempo vengono tenuti e se sono usati per addestrare i modelli (con la possibilità di disattivare questa opzione). Non è vietato in assoluto, ma il trattamento va analizzato, documentato e limitato al necessario.

Un equivoco frequente: “ho installato un’AI, quindi mi serve un nuovo cookie banner”. Non è così. Cookie, profilazione, trattamento dei dati e AI vanno analizzati separatamente, anche se a volte sono collegati. L’obbligo del cookie banner dipende dalle tecnologie effettivamente utilizzate (cookie o strumenti simili di tracciamento), dalle finalità e dai dati trattati, non dal semplice fatto di usare uno strumento AI. Se un sistema AI personalizza contenuti sulla base del comportamento del singolo utente, allora può configurarsi una profilazione, da valutare secondo il GDPR e le regole sui cookie. Ma è una valutazione da fare caso per caso, non un automatismo.

La privacy policy va aggiornata?

Privacy policy e cookie policy devono descrivere ciò che accade realmente sul sito. Se introduci chatbot, profilazione, plugin AI, servizi esterni, registrazione delle conversazioni o analisi comportamentale, con ogni probabilità alcune sezioni vanno aggiornate: quali dati raccogli, per quali finalità, con quali strumenti, dove finiscono e per quanto tempo. Un’informativa generica che non riflette gli strumenti realmente usati non è adeguata.

Decisioni automatizzate sul sito

Alcuni siti usano l’AI per decisioni che incidono sugli utenti: ad esempio assegnare automaticamente un punteggio a un contatto, filtrare candidature, concedere o negare l’accesso a un’area. Quando la decisione è presa unicamente in modo automatizzato e produce effetti significativi sulla persona, entra in gioco l’articolo 22 del GDPR, che richiede garanzie tra cui la possibilità di intervento umano e di contestazione. Se invece l’AI si limita a segnalare e la decisione resta a una persona, il quadro è più leggero.

Formazione di chi gestisce il sito

Chi aggiorna il sito e usa l’AI dovrebbe conoscere alcune cose di base: i limiti degli strumenti, come riconoscere le allucinazioni, l’importanza di verificare testi e immagini, l’attenzione a non inserire dati riservati e la consapevolezza di quando una decisione automatizzata è delicata. Il quadro sull’alfabetizzazione (articolo 4 dell’AI Act) è stato semplificato dal Digital Omnibus, ma formare il personale resta una buona pratica che riduce i rischi concreti.

Checklist per un sito WordPress

Errori da evitare

In sintesi

L’intelligenza artificiale può migliorare davvero un sito web: assistenza più rapida, contenuti più veloci da produrre, esperienze migliori. Le regole non chiedono di rinunciarvi, ma di usarla con trasparenza (dire quando è AI), controllo (una persona verifica) e rispetto dei dati (sapere cosa si tratta e dichiararlo nelle informative). Nella maggior parte dei casi bastano pochi accorgimenti ben fatti. Chi gestisce un negozio online trova gli aspetti specifici del commercio nel terzo articolo della serie.

Come possiamo aiutarti

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Avvertenza

Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale, privacy o fiscale. Gli obblighi applicabili dipendono dalle caratteristiche del sistema utilizzato, dai dati trattati e dalle modalità operative del sito.

Fonti ufficiali

Ultimo controllo delle fonti: 6 agosto 2026.

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