Il reverse charge nella fattura elettronica è un meccanismo che sposta l’obbligo di versare l’IVA dal fornitore al cliente: in pratica, chi riceve la fattura “integra” il documento indicando l’imposta e la assolve al posto di chi emette. Insieme all’autofattura, il reverse charge si gestisce nel sistema di fatturazione elettronica tramite specifici tipi documento (TD16-TD19) che vanno trasmessi allo SdI. Vediamo cosa sono, quando si applicano e come si gestiscono nel file XML.
Cos’è il reverse charge
Il reverse charge (inversione contabile) è un regime particolare in cui l’IVA non viene addebitata dal fornitore in fattura, ma viene assolta direttamente dal cliente, purché soggetto passivo IVA. Il fornitore emette una fattura senza applicare l’imposta, indicando la relativa natura dell’operazione; il cliente la integra con l’aliquota e l’imposta dovute, registrandola sia tra gli acquisti sia tra le vendite. In questo modo l’IVA risulta “neutra” ma correttamente tracciata.
Il meccanismo serve a contrastare le frodi IVA in settori considerati a rischio e a semplificare gli scambi in determinate operazioni, in particolare quelle transfrontaliere.
Cos’è l’autofattura
L’autofattura è un documento che il cliente emette “a sé stesso” per assolvere l’IVA quando il fornitore non lo fa, oppure per documentare determinate operazioni. Nella fattura elettronica, autofattura e integrazione del reverse charge si realizzano tecnicamente generando un documento con uno dei tipi documento dedicati e inviandolo allo SdI. Anche se nel linguaggio comune si parla genericamente di “autofattura”, esistono casistiche diverse a seconda dell’operazione.
Quando si applica il reverse charge
Il reverse charge si applica in una serie di situazioni previste dalla normativa, tra cui:
- Reverse charge interno: operazioni tra soggetti nazionali in settori specifici (ad esempio alcuni servizi dell’edilizia, subappalti, cessioni di determinati beni).
- Acquisti intracomunitari: beni e servizi acquistati da fornitori di altri Paesi UE.
- Acquisti da fornitori extra-UE: servizi ricevuti da soggetti stabiliti fuori dall’Unione europea.
In tutti questi casi il cliente italiano soggetto passivo deve integrare o autofatturare l’operazione, versando l’IVA secondo le regole nazionali.
I tipi documento TD16, TD17, TD18 e TD19
Nel tracciato della fattura elettronica, il campo tipo documento serve a classificare l’operazione. Per la gestione del reverse charge e dell’autofattura sono previsti i codici da TD16 a TD19. La tabella seguente ne riassume la funzione.
| Tipo documento | Utilizzo |
|---|---|
| TD16 | Integrazione della fattura per reverse charge interno |
| TD17 | Integrazione/autofattura per acquisto di servizi dall’estero |
| TD18 | Integrazione per acquisto di beni intracomunitari |
| TD19 | Integrazione/autofattura per acquisto di beni ex art. 17 c.2 (beni già presenti in Italia da fornitore estero) |
Scegliere il codice corretto è fondamentale: indica allo SdI e all’Amministrazione la natura precisa dell’operazione e permette una corretta compilazione dei registri IVA.
Come si gestisce il reverse charge nel file XML
Dal punto di vista pratico, l’integrazione del reverse charge nella fattura elettronica funziona così:
- Il fornitore (o il soggetto estero) emette la fattura originaria senza IVA, con l’indicazione della natura dell’operazione;
- Il cliente genera un documento elettronico con il tipo documento appropriato (TD16-TD19), riportando i dati dell’operazione, l’imponibile, l’aliquota e l’imposta calcolata;
- In questo documento il cliente indica sé stesso sia come cedente/prestatore sia come cessionario/committente, a seconda della casistica, per assolvere correttamente l’imposta;
- Il file viene trasmesso allo SdI, così l’operazione risulta tracciata e i dati confluiscono nei registri IVA.
Grazie a questo processo elettronico, l’integrazione manuale cartacea non è più necessaria: il documento generato con il tipo documento corretto assolve la funzione dell’integrazione o dell’autofattura in modo digitale e verificabile.
Attenzione ai termini e alla natura IVA
È importante rispettare i termini di trasmissione previsti e valorizzare correttamente il campo “natura” nel file XML, che indica il motivo per cui l’IVA non è applicata dal fornitore. Un errore nella scelta del tipo documento o della natura può portare a segnalazioni e a una gestione IVA non corretta.
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Domande frequenti su reverse charge e autofattura
Qual è la differenza tra reverse charge e autofattura?
Nel reverse charge l’IVA è assolta dal cliente integrando la fattura del fornitore; l’autofattura è un documento che il cliente emette a sé stesso, ad esempio per acquisti dall’estero o quando il fornitore non emette fattura. Entrambi si gestiscono con i tipi documento TD16-TD19.
Quale tipo documento uso per un servizio acquistato dall’estero?
In genere si utilizza il TD17 per i servizi, il TD18 per i beni intracomunitari e il TD19 per i beni già presenti in Italia acquistati da un fornitore estero. Il TD16 riguarda invece il reverse charge interno.
Il documento di integrazione va inviato allo SdI?
Sì. Nella fatturazione elettronica l’integrazione o l’autofattura viene generata come file XML con il tipo documento corretto e trasmessa al Sistema di Interscambio.
Il reverse charge fa pagare più IVA?
No: l’imposta viene registrata sia in acquisto sia in vendita e per il soggetto passivo risulta neutra. Cambia solo chi la assolve, spostando l’obbligo dal fornitore al cliente.
